Questo saggio ricostruisce il contesto sociale e politico delle mobilitazioni delle tabacchine salentine durante il fascismo e analizza in particolare l’eccidio di Tricase. L’autore mostra come le operaie del tabacco, già dagli anni Venti, si fossero opposte all’iscrizione obbligatoria al sindacato fascista e successivamente avessero scioperato contro la riduzione dei salari e l’introduzione di nuovi macchinari che mettevano a rischio la continuità occupazionale. La tensione raggiunse l’apice nel 1935, quando un decreto ministeriale decretò lo scioglimento dei consorzi cooperativi del tabacco, colpendo anche il Consorzio Agrario Cooperativo del Capo di Leuca di Tricase, importante realtà economica e sociale del territorio. Il 15 maggio, dopo la diffusione del decreto e l’affissione di un manifesto del podestà favorevole alla misura, la comunità si radunò numerosa davanti al Municipio per manifestare. La protesta, inizialmente pacifica, degenerò in scontri e assedio, ai quali carabinieri e Guardia di Finanza risposero aprendo il fuoco. Cinque persone persero la vita, ventidue rimasero ferite e settantadue furono arrestate. Il successivo processo tentò di individuare presunti istigatori tra i dirigenti del Consorzio, ma un’inchiesta interna dei Carabinieri riconobbe la natura spontanea e non preordinata della sommossa. Le accuse caddero e le condanne si limitarono a pene lievi corrispondenti al periodo già trascorso in carcere.



