L’articolo di Rocco Boccadamo rappresenta un sentito omaggio a Giorgio Cretì, appassionato narratore delle tradizioni salentine. Attraverso la figura del narratore salentino, l’autore ci conduce in un viaggio nel cuore della cultura contadina, dove la coltivazione del tabacco era molto più di un’attività agricola: era un modo di vivere, un ritmo scandito dalle stagioni e un legame indissolubile con la terra. Le famiglie salentine, per mesi, abbandonavano le loro case per trasferirsi nei campi, costruendo comunità temporanee attorno ai seccatoi. La fatica era immensa, ma la ricompensa, seppur modesta, permetteva di assicurare un futuro migliore ai propri figli: un tetto sopra la testa, una dote per le figlie. Il tabacco, oltre a essere una fonte di sostentamento economico, rappresentava un elemento centrale nell’identità di queste comunità. Il suo profumo inebriante, i colori sgargianti delle foglie al sole, il lavoro manuale e paziente: tutto concorreva a creare un legame profondo e viscerale con la natura circostante. In questo contesto, la figura di Giorgio Cretì, con la sua sensibilità e la sua capacità di narrare, diventa un testimone privilegiato di un mondo in via di estinzione. Le sue parole riportate puntualmente nel testo dall’autore, ci riportano a un tempo in cui l’uomo era parte integrante della natura, e la terra offriva non solo cibo, ma anche un senso di appartenenza e di identità.
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Archivio Fabbricare Armonie - Spongano



